IL MASSO GASTALDI

Circa un milione di anni fa un mutamento climatico, con abbassamento della temperatura, diede inizio ad una specie di lungo inverno, caratterizzato dalle grandi glaciazioni e dalle fasi interglaciali di clima più mite in cui i ghiacciai si ritiravano.
I ghiacciai iniziarono la loro lenta ma possente conquista delle vallate alpine e i depositi che essi abbandonarono lungo la Valle di Susa si possono dividere in tre gruppi, corrispondenti a tre periodi glaciali.
Nella prima glaciazione, detta Mindeliana e risalente a 400.000 anni fa, il ghiacciaio raggiunse la sua massima espansione, spingendosi dai colli del Monginevro e del Moncenisio fino a Grugliasco, Rivalta, Bruino, Pianezza e Druento.
Il materiale morenico rimasto in loco era caratterizzato da numerosi massi di notevoli dimensioni, oggi purtroppo in buona parte distrutti, e di cui il Roch (la roccia) rappresenta l'esempio più significativo.
L'enorme masso misura 26 metri di lunghezza, 16 di larghezza e 14 d'altezza. Il volume supera i 2.000 metri cubi. Si presenta in un corpo massiccio con tre pareti arrotondate e la quarta tagliata per metà verticalmente.
La sommità, che è raggiungibile mediante una scalinata in parte scavata nel macigno, è formata da speroni di roccia e spazi piani. Al centro sorge una cappella dedicata originariamente a San Michele.
Le prime vicende riguardanti il masso non sono purtroppo documentabili. Certamente la sua capacità di fungere da punto di riferimento o di avvistamento non deve essere sfuggita ai primi umani frequentatori della zona. Non è da escludere che i nostri lontani antenati abbiano trovato rifugio nei suoi sottoroccia.
La prima testimonianza scritta relativa al masso di Pianezza risale al 1245. Si tratta di due atti notarili con i quali sono ceduti due terreni di Pianezza e nei quali viene menzionata per la prima volta la Pera Mòra (Pietra Scura), appellativo con il quale era designato il masso.
La Pietra Mòra, narrano le cronache dell'epoca, torna alla ribalta nel settembre del 1706, durante il memorabile assedio di Torino.
Nella giornata del 5 settembre (dopo che, grazie all'eroismo di Maria Bricca, i Piemontesi si erano impadroniti del castello di Pianezza), Vittorio Amedeo II ed il principe Eugenio di Savoia salirono sulla Pera Mòra, per verificare la posizione dello schieramento nemico.
Stabilirono cosi i piani dell'imminente attacco decisivo.
Il giorno 7 l'esercito piemontese avanzò contro i Francesi e sbaragliò il nemico in fuga.
Facendo un balzo in avanti di 250 anni, nel periodo dell'ultima guerra il masso si rese utile per proteggere la popolazione dai bombardamenti.
Vennero infatti scavati alcuni cunicoli che scendevano sotto la sua base e che fungevano da rifugio anti-aereo.
L'origine del masso è oggi nota a tutti. Non altrettanto si poteva affermare alcuni secoli or sono.
Fra le varie ipotesi, il fenomeno veniva attribuito al Diluvio del mitico Noè, oppure a catastrofiche alluvioni. Fu Bartolomeo Gastaldi, intorno al 1850, a divulgare la teoria glaciale in Italia ed ad individuare la vera natura della pietra: "tipico masso erratico di eufotide diorita".

Con una solenne cerimonia il Club Alpino Italiano dedicò il masso al geologo Gastaldi il 21 dicembre 1884.

DOVE SI TROVA

http://www.comune.pianezza.to.it/VisitaGuidata